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Considerazioni in occasione della Giornata Internazionale della Disabilità 2023

Oggi, 3 Dicembre 2023,  si celebra una giornata che mi sta particolarmente a cuore. Parlare di disabilità non è così semplice e il rischio è cadere in discorsi che fanno retorica. Vorrei evitare di narrare questa realtà come se fosse tutta meravigliosa e allo stesso tempo desidero parlarne affinché si impari a conoscerla e non temerla. Non sono un caregiver ma una terapeuta.

Ho passato sedici anni della mia vita a studiare e lavorare in centri riabilitativi e quello che ho capito è che a volte la vita è veramente ingiusta. Perché per quanto tu possa sforzarti e farti in quattro, la disabilità si impone e ti costringe ad entrare a patti con te stesso e con il mondo. Ad un certo punto devi solo starci e poi sarà sempre lei a guidarti e a creare tutto il resto. Riconoscerla, accettarla e curarla in termini di attenzione e sostegno è tutt’altro che un percorso facile. I genitori che ho avuto l’onore di incontrare fino ad oggi sono i miei personali e segreti punti di riferimento: esseri umani a cui penso quando mi verrebbe voglia di mollare, e non nell’ottica terribile e miserabile che a volte ho dovuto ascoltare da alcune specie di persone ovvero “pensa a chi sta peggio”, ma guardandoli in termini di resistenza, rinnovamento, abilità e coraggio. Ho conosciuto persone, che fortunatamente frequento ancora, che mi hanno mostrato quanto può essere incredibile l’umanità. E permettetemi di dirvelo per favore che ultimamente l’umanità, tra guerre, omicidi e aberranti forme di violenza non si è mostrata: ma quanto amore c’è e quanta vita c’è dietro la tenerezza, la vulnerabilità, e l’autenticità. E allora mostriamola. Tutti.

Perché la nostra più grande forma di disabilità è proprio quella di pensare che per essere felici dobbiamo per forza scampare alle catastrofi del cuore. I genitori “faro” a cui penso quando vorrei scappare sull’isola più sconosciuta del pianeta e dedicarmi alla coltivazione di piante fantastiche, sono proprio questa cosa qui. Nervosi, indaffarati, chiacchieroni, confusi, emotivi, sopraffatti, pensierosi, super organizzati, dubbiosi, incalzanti, con scatti improvvisi di euforia e momenti no, fiduciosi, felici, arrabbiati, impauriti, tristi. Sono così. Come tutti. Per questo stupendi. Però c’è ancora da fare, probabilmente non si finirà mai. Dall’insegnamento di cosa intendiamo realmente per inclusività, le barriere architettoniche e sociali, l’isolamento sociale, il dopo di noi. La disabilità è talmente complessa che non può ridursi ad essere qualcosa che appartiene solamente a chi la vive.

Il benessere a cui ambiamo è costituito da tanti piccoli pezzi che contribuiscono al miglioramento della qualità di vita. La politica, la scuola, gli ambienti sportivi, i centri di aggregazione, gli stessi centri di cura e  riabilitazione devono fare in modo di abbattere questa grandissima piaga che è l’individualismo. Lavorare per fare società insieme, apprendimento insieme, amicizia insieme, terapia insieme è il vero obiettivo da raggiungere. Che oggi si possa raggiungere qualche persona in più.

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