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Iperfocus nell’ADHD: vantaggio o trappola?

Chi associa l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) solo alla distrazione, potrebbe sorprendersi nel sapere che esiste anche l’iperfocus: un’esperienza molto frequente e studiata, ma non come un elemento diagnostico in sé: uno stato di concentrazione molto intensa, in cui tutto il resto sembra scomparire.

Quando una persona con ADHD svolge un’attività che la coinvolge davvero, può immergersi completamente in ciò che sta facendo, perdendo la percezione del tempo e ignorando ciò che accade intorno. L’iperfocus può essere una risorsa preziosa. Può aiutare a lavorare con grande intensità, approfondire argomenti di interesse, sviluppare idee creative e portare avanti progetti complessi con notevole determinazione. In questo senso, può favorire risultati importanti e momenti di forte produttività.

Allo stesso tempo, però, può diventare un ostacolo. L’attenzione tende infatti a concentrarsi su ciò che è coinvolgente, non necessariamente su ciò che è davvero prioritario, e questo può portare a trascurare pause, impegni o bisogni personali. Il rischio è perdere ore su attività secondarie, con conseguenze sulla produttività, sul benessere e perfino sulle relazioni.

Questo paradosso aiuta a capire meglio l’ADHD: il problema non è l’assenza di attenzione, ma la difficoltà a regolarla. Per questo l’iperfocus non è tanto un superpotere quanto una modalità di attenzione intensa e poco controllabile, che può essere utile oppure disfunzionale a seconda del contesto.

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