Siamo alla vigilia (dell’inizio) di un nuovo anno scolastico. E sono tante le suggestioni e le emozioni, positive e negative, che si affollano nella mente di tanti studenti.
L’idea di ritornare ad una routine faticosa di ore di studio, esercizi e tensioni con i compagni di classe, i genitori e i docenti…il sovraccarico di materie e compiti e la paura di non farcela. Di non sentirsi ancora pronti e capaci.
Uno stato d’animo che genera tensioni interiori e ansie. Ansie che impattano negativamente sul modo di apprendere e approcciare la vita scolastica, generando ulteriore ansie…in un circolo vizioso che fa arrestare al punto di partenza e “odiare” questa o quella materia, questo o quel compito vissuto con fatica e disprezzo.
Cosa fare?
Nei limiti del possibile, docenti, tutor e genitori devono tenere accesa l’attenzione su questo possibile e assai comune fenomeno, consapevoli dei fattori scatenanti, invitando i propri figli o alunni a parlarne, senza timore di sentirsi giudicati.
Quando la paura del fallimento degenera, trasformandosi in forme di autolesionismo che potrebbero comportare atteggiamenti ben peggiori, occorre intervenire con un sostegno terapeutico adeguato.
È pensabile mettere in atto strategie di rilevazione del disagio nascosto, attraverso la condivisione di dinamiche di confronto, sotto forma di gioco, storytelling interattivo, in classe; per fare emergere il “non detto” che pesa, dargli un nome insieme, realizzando la consapevolezza di non essere soli e unici a provare certi sentimenti che, col giusto modo, possono essere affrontati.
La fiducia passa per una testimonianza risoluta. Essenziale per ogni percorso di vita. Scuola compresa.

