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Cambiare: tra desiderio e timore.

È tempo di cambiare”. Quante volte lo sentiamo dire attorno a noi e ce lo diciamo dentro di noi?

Perché sentiamo questa esigenza? Parte sempre da un senso di insoddisfazione o è la conseguenza di una trasformazione profonda e serena mentre si attraversano percorsi di luce e buio in un viaggio interiore?

I due aspetti in quest’ultima domanda stanno assieme. Accade qualcosa nella nostra vita che ci spinge con una forza più o meno esigente, a mutare.

Cambiare significa modificare abitudini, rompere schemi, sperimentare nuove risposte. Ma non è sempre facile. Una delle sfide più grandi nel cambiamento è dunque accettare l’ambivalenza: quella sensazione di voler qualcosa di diverso, ma allo stesso tempo temerlo. Avere paura, però, non significa essere incapaci di cambiare, ma manifestare fino in fondo il nostro essere umani.

Si può affrontare il cambiamento attraverso piccoli passi concreti, misurabili e realistici. Per esempio, una persona che desidera cambiare lavoro ma si sente bloccata, può iniziare con l’aggiornare il proprio curriculum, poi esplorare il mercato del lavoro, parlare con qualcuno che lavora nel settore desiderato. Questo approccio riduce il senso di impotenza e aumenta la motivazione, alimentando un circolo virtuoso tra azione e fiducia.

Eraclito di Efeso, grande filosofo greco, ci ha lasciato il motto “Panta rèi”, “Tutto scorre”, a ricordarci che l’essere delle cose si manifesta nel divenire. Non dobbiamo dunque spaventarci della spinta al cambiamento, ma essere consapevoli che è un aspetto essenziale, proprio di chi è vivo e desidera sentirsi vivo.  Un giusto accompagnamento terapeutico aiuta a discernere e a comprendere motivazioni e strategie da intraprendere, a comprendere che entro la sofferenza e il disagio che possono nascere da ansia e disturbi della psiche, si nasconde l’energia vitale del cambiamento.

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