Vergogna, imbarazzo, sentirsi deboli o esposti, paura di ritorsioni, bassa autostima, rassegnazione, fino al convincimento di meritarsi quella violenza o quella ingiunzione: sono alcune delle dinamiche interiori che colpiscono quei ragazzi, quelle persone che diventano vittime psicologiche del bullismo.
Torniamo ancora una volta su questo tema, purtroppo sempre attuale, perché il bullismo rappresenta oggi un fenomeno capace di generare un profondo isolamento. Le vittime spesso tacciono per le ragioni elencate, per paura, per vergogna o per timore di peggiorare la situazione; così facendo, però, si aggravano le conseguenze psicologiche, dall’ansia fino – in alcuni casi – alla depressione.
In questo articolo desidero soffermarmi proprio sul rischio dell’isolamento generato dal bullismo. Accanto alle vittime e agli aggressori, esiste infatti una terza figura: quella degli spettatori, testimoni passivi che, attraverso il silenzio, contribuiscono involontariamente al perpetuarsi del problema. Il loro non-intervento normalizza l’aggressione e rinforza il potere del bullo.
Quali strategie possiamo allora mettere in atto per schiudere il silenzio dei nostri ragazzi? È possibile, come educatori, genitori, insegnanti, instaurare un dialogo quotidiano che, nel rispetto della vita interiore dei giovani, mostri una presenza vigile e capace di ascolto? Possiamo sollecitare le istituzioni scolastiche affinché valorizzino l’intervento positivo degli spettatori, trasformandoli da risorse passive a difensori attivi, e interrompere così un eventuale ciclo di bullismo?
È fondamentale far comprendere ai ragazzi che non sono soli né isolati, e che chiedere aiuto è un atto di forza, non di fragilità. Nei casi necessari, anche un corretto cammino psicoterapeutico può offrire gli strumenti per uscire dal silenzio, prevenendo danni duraturi come depressione, disturbi psichici o difficoltà relazionali. Per questo è importante che tutti – vittime, compagni, adulti e istituzioni – si sentano coinvolti nel processo di interruzione del silenzio.
Tra canali di denuncia anonima, programmi di prevenzione e iniziative di supporto, ogni componente della comunità può e deve contribuire. Rompere il silenzio del bullismo significa, inevitabilmente, chiudere il silenzio degli spettatori: solo così il loro ruolo potrà trasformarsi da presenza passiva a preziosa possibilità di aiuto.

