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“Chi va in terapia è fragile o coraggioso?”

È una domanda che desidero riprendere e approfondire con una serie di risposte, frutto della mia esperienza terapeutica. E che mi dà l’opportunità di ribadire aspetti fondamentali che, proprio in questo tempo, vengono messi in evidenza.

Sì. Stiamo vivendo nell’era della Intelligenza Artificiale dominata dalla logica dell’efficienza di algoritmi e codici, che ottimizzano processi riducendo margini di errore, imitando il nostro linguaggio umano e, profilandoci, inducono in noi aspettative, bisogni, tendenze, suggerendoci cosa desiderare, leggere, ascoltare, essere.
Uno scenario performativo che è veloce, predittivo, “impeccabile”; che plasma il nostro quotidiano attraverso strumenti tecnologici e social media. Non ci accorgiamo che pian piano stiamo umanizzando, per così dire, le macchine e robotizzando gli umani…

In questo scenario dove tutto è calcolo, razionalità, predizione e precisione, risulta difficile accettare le proprie fragilità: ci vuole coraggio!

Credo che debba ancora rimanere aperto lo spazio umano della fragilità: già, la nostra dimensione di carne, anima e respiro, in cui prendiamo coscienza di ciò che siamo storicamente, esistenzialmente, misteriosamente.

Non siamo Oggetti astratti, misurabili e riproducibili in laboratorio. Siamo Umani, fatti di spazio-tempo, dentro la storia, con una storia personale. Non siamo un database, un insieme di dati, ma siamo fatti di emozioni, viviamo relazioni che danno spazio a soprese, al possibile, all’inaspettato; non siamo da mettere in una rete predeterminata, calcolata.

E’ qui la nostra forza! Quella che ci rende capaci di empatia, emozioni, vitalità, desiderio di felicità, aspetti che le macchine, per quanto precise e puntuali, non hanno. Gli algoritmi prevedono, ma non sentono, calcolano ma non comprendono davvero.

E allora trovare il coraggio di andare in terapia significa riconoscere che non siamo lineari come un codice e in questo sta la nostra grandezza e la possibilità di fermarci, imparare dalle nostre incomprensioni, pause ed errori.

La fragilità si fa sinonimo di coraggio: ritrovare la forza vitale, partendo dalle proprie debolezze, fragilità! Rompere l’immagine rigida, fissa, “perfetta e necessaria” che crediamo di dover assumere, per fare spazio alla consapevolezza profonda di noi offertaci dallo scoprirsi vulnerabili, fragili, ma proprio per questo forti e capaci di nuove possibilità di vita. Un di più, unico, incalcolabile.

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