La discalculia fa parte dei disturbi specifici dell’apprendimento e riguarda le abilità matematiche, ma, come gli altri DSA, non ha nulla a che vedere con l’intelligenza: una persona con discalculia può essere brillante, creativa e competente in molti ambiti, ma incontrare grandi difficoltà con i numeri, i calcoli, le procedure e il ragionamento logico-matematico.
Spesso il problema non è non conoscere le regole, ma ricordare l’ordine dei passaggi e applicarli in modo corretto e coerente, per esempio nei calcoli in colonna, con le frazioni o le percentuali, con il risultato di fare errori frequenti anche quando “in teoria” la regola è stata capita.
Anche il senso del numero, cioè la capacità di capire quanto vale un numero, confrontare quantità, stimare grandezze e intuire se un risultato è plausibile, è più fragile: chi ha discalculia fa fatica a riconoscere rapidamente le quantità e a collegare i numeri al loro significato reale.
Inoltre sono difficili gli automatismi, come le tabelline o le addizioni semplici, che per molti sono immediate, mentre chi ha discalculia deve spesso ricostruire ogni volta il calcolo, con un grande dispendio di energie cognitive, rendendo la matematica faticosa e frustrante.
Per questo sono utili materiali concreti e visuali, procedure spezzate in piccoli passi, strumenti compensativi come calcolatrice, tabelle e schemi, e un lavoro attento anche sull’autostima, non solo sulle prestazioni.
In questa prospettiva, la discalculia, come gli altri DSA, ci ricorda che l’obiettivo non è rendere tutti uguali nel modo di risolvere i problemi, ma dare a ciascuno gli strumenti più adatti al proprio modo di funzionare per potersi rapportare meglio alla realtà.

