La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento riguardante la lettura, l’ortografia e la pronuncia, che talvolta non si riconosce a colpo d’occhio.
È quella di ragazzi e ragazze che arrivano all’adolescenza e poi all’età adulta, imparando lentamente a nascondere la fatica che fanno davanti alle parole. Leggere una pagina può richiedere più concentrazione, scrivere un messaggio può significare rileggere più volte, affrontare un testo lungo può diventare un esercizio di pazienza.
Agli occhi degli altri, però, tutto questo spesso non esiste: c’è soltanto una persona che legge lentamente, che commette qualche errore, che evita di leggere ad alta voce o che sembra distratta.
Durante gli anni della scuola, questa invisibilità può pesare particolarmente. Un adolescente può sapere la risposta ma avere difficoltà a scriverla nei tempi stabiliti, conoscere un argomento ma bloccarsi davanti a una verifica piena di testo, essere preparato e tuttavia apparire meno sicuro di quanto sia realmente.
Quando le difficoltà non vengono comprese, possono trasformarsi in giudizi: svogliato, disattento, poco impegnato. E così, insieme alle difficoltà con la lettura e la scrittura, può crescere anche la necessità di dimostrare continuamente di essere all’altezza.
Poi arriva l’età adulta, quando la scuola finisce ma non finiscono necessariamente le situazioni in cui leggere e scrivere sono indispensabili. Un contratto di lavoro, una lunga e-mail, una relazione, un modulo da compilare, una presentazione da preparare. Le strategie costruite negli anni possono aiutare, così come la tecnologia o la possibilità di organizzare diversamente il lavoro.
Ma spesso rimane una domanda difficile da esprimere: perché per me una cosa apparentemente semplice richiede così tanta energia?
Parlare di dislessia invisibile significa allora parlare anche di tutto ciò che non si vede.
Indaco lo spazio che cura, accanto ai servizi terapeutici e di tutoraggio messi in campo, promuove anche una cultura e una informazione che guarda alla consapevolezza delle neurodiversità, delle neurodivergenze, cercando di far comprendere che le persone non vanno ridotte alle proprie difficoltà.
La dislessia non racconta da sola chi è un adolescente, né chi diventerà da adulto. Racconta piuttosto un modo diverso di incontrare la parola scritta, in un mondo che spesso dà per scontato che tutti la attraversino nello stesso modo.
Prenderne atto può significare, quando necessario, strutturare strategie efficaci, farsi carico di sé stessi e accogliersi nel proprio valore.
