Quanto vale l’opinione degli altri nella percezione di noi stessi e cosa significa concretamente nella vita di tutti i giorni, a livello psicologico, per la nostra serenità e salute mentale?
Veniamo al mondo, svegliati nello psichismo dal sorriso di una madre, da chi si prende cura di noi, i nostri genitori o altre figure significative.
Sono loro a farci entrare in relazione con la realtà e a far sì che, nel rapporto con gli altri, possiamo riconoscerci. Nel tempo, questa capacità di coglierci nella misura in cui la nostra immagine si riflette in quella che i nostri genitori hanno di noi, si sviluppa fino all’adolescenza e prosegue nell’età adulta, quando questo rapporto entra in crisi e cerchiamo la nostra identità, un fondamento su noi stessi.
È sempre positivo che l’opinione altrui conti: fa parte della nostra storia evolutiva, del modo in cui costruiamo la nostra identità e le nostre relazioni. Tuttavia, non può diventare l’unico metro di misura del valore di sé. L’impatto maggiore si manifesta infatti sull’autostima.
Se questo equilibrio viene meno, ci si sente dipendenti dagli altri, con tutti i rapporti disfunzionali e i disagi che ne possono derivare. Il vero equilibrio sta nell’integrare ciò che gli altri ci rimandano, senza rinunciare alla nostra voce interiore.
Le relazioni, d’altra parte, dovrebbero aiutarci ad accoglierci per quello che siamo e a definirci in maniera autentica, in un equilibrio dinamico che ci permette di stare in rapporto agli altri e al mondo.

